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4 novembre 2025

Va bene così

 


Voglio condividere, con gratitudine, le considerazioni  
di Salvatore Sblando de Larosainpiù, sulla mia nuova raccolta Un po' in disordine; le condivido perché sono considerazioni che, in primo luogo non mi aspettavo, e come tutte le belle sorprese sono doppiamente gradite, e poi perché colgono perfettamente il senso ultimo del libro. (Di seguito propongo la poesia richiamata con “va bene così com’è”).

"Un disordine che illumina

(Considerazioni su “Un po’ in disordine” di Irene Marchi – Cicorivolta Edizioni, 2025)

Ci sono libri che non chiedono di essere capiti, ma semplicemente ascoltati. Un po’ in disordine di Irene Marchi è uno di questi: una raccolta che si apre come una stanza vissuta, dove tutto sembra al proprio posto eppure nulla è davvero in ordine — e forse proprio per questo ci riconosciamo, ci ritroviamo.

Il disordine di Marchi non è caos, ma materia umana. È la fatica del vivere che si trasforma in poesia, la confessione lieve di chi non teme di mostrarsi vulnerabile. La sua lingua è chiara, precisa, capace di nominare le fragilità senza estetizzarle. Da questa tensione nasce la grazia del suo dire, una poesia che osserva il quotidiano — una fila alle Poste, un vaso di foglie, un cielo da interrogare — come luogo di rivelazione.

Le tre sezioni della raccolta (in disordine, smarrimenti, di terra e nuvole) seguono un percorso di alleggerimento, di ascolto progressivo: dal disorientamento iniziale verso una forma di quiete, non definitiva ma consapevole. La poesia diventa così gesto di resistenza gentile, esercizio di lucidità nel turbamento, spazio in cui il corpo e la mente imparano a “tenersi vivi”.

C’è, in questa scrittura, la naturalezza di chi non cerca effetti ma verità. Marchi attraversa l’inquietudine contemporanea con pudore e fermezza, ricordandoci che la fragilità può essere una forza, e che ammettere il proprio disordine è già un modo per rimettere in moto la vita.

Un po’ in disordine è una raccolta che non consola ma accompagna. Che ci dice, con dolce determinazione, che anche così — imperfetti, sbagliati, in divenire — “va bene così com’è”.

(Salvatore Sblando)"

 

va bene così

 

spettinata come il fiore del calicantus

il suo profumo vorrei portarmi addosso

sicura almeno in questo

mi ricorda il fiore di gennaio – direbbero –

e non chiederebbero altro

nessuna dimostrazione

nessuna definizione:

va bene così com’è

 

Irene Marchi, da Di terra e nuvole, in Un po’ in disordine, Cicorivolta Editore, 2025

16 gennaio 2022

Va bene così

 

Va bene così. Perché siamo persone, non siamo aziende: non dobbiamo essere sempre produttivi,  competitivi, super competenti e  perennemente (e talvolta anche ommioddiochepesantezza!)  “cool”.
Perché a volte è lecito sentirsi un vaso rotto (ma solo se siamo noi a pensarlo di noi stessi: nessun altro ha il diritto di farci sentire un vaso rotto!)

***

Va bene essere a pezzi.

Va bene portare le cicatrici dell’esperienza.

Va bene essere messi male.

Va bene essere una tazza sbeccata. È la tazza che ha una storia.

Va bene  essere sentimentali e stravaganti e commuoversi fino alle lacrime per canzoni e film che non dovrebbero neanche piacerti.

Va bene che ti piaccia quello che ti piace.

Va bene che una cosa ti piaccia per il semplice fatto che ti piace, e non perché è fantastica o ingegnosa e perché piace a tutti.

Va bene lasciare che siano gli altri a trovarti. Non sei costretto a farti in quattro finché i pezzi diventano così piccoli che non si vedono nemmeno. Né devi essere sempre tu  a fare il primo passo. Qualche volta puoi aspettare che siano gli altri a venire da te. Come disse la grande scrittrice Anne Lamott: “I fari non corrono da una parte all’altra dell’isola, alla ricerca di barche da salvare; restano fermi e fanno luce”.

Va bene non sfruttare al meglio ogni istante del tuo tempo.

Va bene essere come sei.

Va bene.

Matt Haig, da Parole di conforto, Edizioni e/o, 2021

♥ ascoltando Gianmaria Testa – Sei la conchiglia https://www.youtube.com/watch?v=S7y9CMU2Tag


18 settembre 2019

Dunque…

 

… finché c’è del rosa nella polvere d’oro della sera… va tutto bene.

***

Rinvio calcolato

Bella esce dal porto la nave. Il fumo rosa
nella polvere d’oro della sera. Dunque,
per quante volte ti abbiano rifiutato o tu abbia rifiutato,
una casa bianca sul colle chiede il tuo sguardo,
un bambino si bagna i piedi in mare sorridendo,
un uccello di notte canta anche per te.
Dunque, rinviamo di nuovo; incoroniamo
sul vetro incrinato questa piccola farfalla.

Karlòvasi (Samo), 29.VI.87

Ghiannis Ritsos, in Poesia n. 284 Luglio/Agosto 2013, traduzione di Nicola Crocetti, da Ghiannis Ritsos. Molto tardi nella notte, a cura di Nicola Crocetti ed Ezio Savino

*ascoltando Peter Green – Timeless Time – https://www.youtube.com/watch?v=uZ-hM5JpIP0