12 agosto 2026

A caccia di poesia

 

Oggi, in una libreria con uno scaffale dedicato alla poesia finalmente serio (cosa molto rara), ho scoperto un autore che proprio non conoscevo. E mi è piaciuto all’istante. Di solito per scegliere un libro di poesia, apro i volumi  a caso soffermandomi su quattro, cinque pagine; se le poesie mi acchiappano subito, se non sono volutamente e artificiosamente incomprensibili, se non parlano tutte dei soliti amori buffitristi (o tristibuffi) e inventati, se mi lasciano almeno un’immagine nitida, allora acquisto il libro. Oggi è andata così, mi sono bastate tre pagine (e dove ti eri nascosto fino ad oggi, Nikos?!). Lascio qui l’ultimo testo del libro, non proprio una poesia (in senso tecnico), ma un paio di pagine che parlano di poesia e che (sebbene questo non sia di alcun interesse per chi legge) mi trovano totalmente d’accordo.

*** 

Le poesie per strada

Mi piacciono le poesie che vivono per strada, fuori dai libri: quelle che tremano agli angoli e fumano sempre come ciminiere; che si accendono e si spengono, nella notte, come luci natalizie – non quelle attaccate agli alberi della festa, nel tepore delle stanze, ma quelle che accentuano la solitudine degli animali macellati nelle vetrine viola delle macellerie di quartiere.

Quelle storpie e quelle solitarie, mi piacciono: le poesie-randagie che camminano zoppicando agli angoli bui dei viali: quelle che gli autisti ubriachi ignorano e lasciano senza aiuto per la strada. Anche le poesie-bambine, però, amo: quelle che non hanno ancora imparato l’alfabeto ma possono, con due parole, tappar­ti la bocca.

Mi piacciono, poi, quelle disperate eppure sorridenti: le poesie-complici: quelle che ti strizzano l’occhio in un gesto d’intesa. Che non si perdono in chiacchiere, non ti rubano tempo ma continuano indifferenti per la loro strada: le poesie-“non ti chiederò niente”; quelle che salutano solo e poi se ne vanno, come mi piacciono anche le altre, quelle allegre, che preferiscono i giochi alle lezioni, ma anche le poesie-nonni, perché anche se conoscono bene la vanità della vita la vogliono comunque vivere.

Per questo amo le poesie che vivono fuori dai libri: quelle che non si sono mai preoccupate di piacermi. Quelle che camminano indifferenti per la strada, fuori, con le mani in tasca, e di me, in ogni caso, se ne fottono.

 

Nikos Chuliaràs (Grecia, 1940-2015), da Immagini all’altezza della vita, in La neve che conoscevo, Molesini Editore Venezia, 2026, traduzione di Renzo Cremona

 

♫♫Fabrizio Paterlini - Rue des trois frères · https://www.youtube.com/watch?v=fsDZqNLBfNo

6 agosto 2026

Un 𝚏𝚘́𝚛𝚜𝚎 e il suo pensiero

 


𝚏𝚘́𝚛𝚜𝚎 𝚊𝚟𝚟. [𝚕𝚊𝚝. 𝚏𝚘̆𝚛𝚜𝚒𝚝, 𝚌𝚘𝚖𝚙. 𝚍𝚒 𝚏𝚘𝚛𝚜 «𝚜𝚘𝚛𝚝𝚎, 𝚌𝚊𝚜𝚘» 𝚎 𝚜𝚒𝚝 «𝚜𝚒𝚊»]. – 𝟷. 𝚊. 𝚂𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚌𝚎𝚛𝚝𝚎𝚣𝚣𝚊, 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚊𝚜𝚜𝚘𝚕𝚞𝚝𝚊 𝚜𝚒𝚌𝚞𝚛𝚎𝚣𝚣𝚊; 𝚒𝚗𝚍𝚒𝚌𝚊 𝚒𝚗 𝚐𝚎𝚗𝚎𝚛𝚎 𝚍𝚞𝚋𝚋𝚒𝚘, 𝚒𝚗𝚌𝚎𝚛𝚝𝚎𝚣𝚣𝚊 𝚌𝚒𝚛𝚌𝚊 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚝𝚘 𝚜𝚒 𝚊𝚏𝚏𝚎𝚛𝚖𝚊 (...)

*** 

 

forse non è (tutto) male

 

la parola forse

dubbiosa, esitante

                     tra bal lan te

è la nostra inquietudine

lo dice lei stessa, fors sit, sorte sia,

poi si giustifica… no, no, è che sono aperta

a ogni possibilità… tenta di convincerci

ma intanto noi

forse   ce la faremo 

forse   arriveremo

troveremo, forse…

 

©i.m.’26

 

♫🎝Adrian Legg - Mrs. Crowe's Blue Waltz Inizio moduloFine modulo- https://www.youtube.com/watch?v=sxXmDFIDXvA

5 agosto 2026

“Siamo stati tutti fratelli”

 

(… dopodiché mai più)

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Poesia illuminazione

 

siamo stati tutti fratelli, ermafroditi come ostriche

accordando sconsideratamente le nostre perle

nessuno aveva inventato ancora la proprietà

né la colpa o il tempo

guardavamo le stagioni passare, eravamo cristallini come neve

e ci fondevamo dolcemente in sempre nuove forme

mentre le stelle roteavano attorno a noi

non conoscevamo il tradimento

noi stessi eravamo perle

irritanti transmutati in splendore

e offerti sconsideratamente

le nostre perle divennero più preziose e i nostri sessi stabili

la mutabilità accrebbe un guscio, concepimmo lingue diverse

nuove parole per nuovi concetti, inventammo le sveglie

le recinzioni la lealtà

eppure… anche ora… simulando una comunione

infinite percezioni

mi ricordo

siamo stati tutti fratelli

e offriamo sconsideratamente

*

Enlightenment Poem

 

we have all been brothers, hermaphroditic as oysters

bestowing our pearls carelessly

no one yet had invented ownership

nor guilt nor time

we watched the seasons pass, we were as crystalline as snow

and melted gently into newer forms

as stars spun round our heads

we had not learned betrayal

our selves were pearls

irritants transmuted into luster

and offered carelessly

our pearls became more precious and our sexes static

mutability grew a shell, we devised different languages

new words for new concepts, we invented alarm clocks

fences loyalty

still... even now... making a feint at communion

infinite perceptions

I remember

we have all been brothers

and offer carelessly

 

Lenore Kandel, da 37 poesie inedite dalla beat generation, diaforia 2011, traduzione di Vittore Baroni

 

♫🎝♫ Fleetwood Mac (Danny Kirwan) – Sunny Side of Heaven - https://www.youtube.com/watch?v=9BujGOSvIZw