15 agosto 2026

"L'uomo che ti somiglia"


Aprimi fratello

 

Ho bussato alla tua porta

ho bussato al tuo cuore

per avere un letto

per avere del fuoco

perché mai respingermi?

Aprimi fratello!

 

Perché domandarmi

se sono dell’Africa

se sono dell’America

se sono dell’Asia

se sono dell’Europa?

Aprimi fratello!

 

Perché domandarmi

quant’è lungo il mio naso

quant’è spessa la mia bocca

di che colore ho la pelle

che nome hanno i miei dèi?

Aprimi fratello!

 

Io non sono un nero

io non sono un rosso

io non sono un giallo

io non sono un bianco

non sono altro che un uomo.

Aprimi fratello!

 

Aprimi la porta

aprimi il tuo cuore

perché sono un uomo

l’uomo di tutti i tempi

l’uomo di tutti i cieli

l’uomo che ti somiglia! 

*

Ouvre-moi, mon frère

 

J’ai frappé à ta porte,
j’ai frappé à ton coeur
pour avoir un bon lit,
pour avoir un bon feu.
Pourquoi me repousser?
Ouvre-moi, mon frère!

Pourquoi me demander
si je suis d’Afrique,
si je suis d’Amérique,
si je suis d’Asie,
si je suis d’Europe?
Ouvre-moi, mon frère!

Pourquoi me demander
la longueur de mon nez,
l’épaisseur de ma bouche,
la couleur de ma peau
et le nom de mes dieux?
Ouvre-moi,mon frère!

Je ne suis pas un Noir,
je ne suis pas un Rouge,
je ne suis pas un Jaune,
je ne suis pas un Blanc,
mais je ne suis qu’un homme.
Ouvre-moi, mon frère!

Ouvre-moi ta porte,
ouvre-moi ton coeur
car je suis un homme,
l’homme de tous les temps,
l’homme de tous les cieux,
l’homme qui te ressemble!

 

René Philombé (Camerun, 1930-2001), in Petites gouttes de chant pour créer, Éditions Semences africaines, Yaoundé, 1977

 

♫♫♫Crosby, Stills & Nash - Wooden Ships - https://www.youtube.com/watch?v=AdiuqQ7xm30

14 agosto 2026

Cose irrilevanti

(è proprio così)

 

 

Cose irrilevanti determinano la vita

 

Per quanto strano possa sembrare

sono cose irrilevanti che determinano la vita.

Potrebbero essere

persino quei granelli di zucchero

che ci son caduti una volta

dal cappotto di quando eravamo bambini.

 

Nikos Chuliaràs, da Il tempo è sempre dalla tua parte, in La neve che conoscevo, Molesini Editore Venezia, 2026

 

♫♫ Bon Iver - Holocene - https://www.youtube.com/watch?v=TWcyIpul8OE

13 agosto 2026

Inaspettatamente

Capita che un'immagine inaspettata ci riporti improvvisamente alla realtà presente (ma perché ci eravamo allontanti dalla realtà?).

*** 

 

All’improvviso un cervo,

una statua nell'erba alta,

luccica nel tramonto biblico

e interrompe

inaspettato

i passi cauti della

mia vita altrove

 

Joan Baez (New York, 1941), da Quando vedi mia madre, chiedile di ballare, La nave di Teseo, 2025, traduzione di Elena Malanga

 

♫🎝 Leo Kottle - Crow River Waltz - https://www.youtube.com/watch?v=Hs1HB8xHG9k

12 agosto 2026

A caccia di poesia

 

Oggi, in una libreria con uno scaffale dedicato alla poesia finalmente serio (cosa molto rara), ho scoperto un autore che proprio non conoscevo. E mi è piaciuto all’istante. Di solito per scegliere un libro di poesia, apro i volumi  a caso soffermandomi su quattro, cinque pagine; se le poesie mi acchiappano subito, se non sono volutamente e artificiosamente incomprensibili, se non parlano tutte dei soliti amori buffitristi (o tristibuffi) e inventati, se mi lasciano almeno un’immagine nitida, allora acquisto il libro. Oggi è andata così, mi sono bastate tre pagine (e dove ti eri nascosto fino ad oggi, Nikos?!). Lascio qui l’ultimo testo del libro, non proprio una poesia (in senso tecnico), ma un paio di pagine che parlano di poesia e che (sebbene questo non sia di alcun interesse per chi legge) mi trovano totalmente d’accordo.

*** 

Le poesie per strada

Mi piacciono le poesie che vivono per strada, fuori dai libri: quelle che tremano agli angoli e fumano sempre come ciminiere; che si accendono e si spengono, nella notte, come luci natalizie – non quelle attaccate agli alberi della festa, nel tepore delle stanze, ma quelle che accentuano la solitudine degli animali macellati nelle vetrine viola delle macellerie di quartiere.

Quelle storpie e quelle solitarie, mi piacciono: le poesie-randagie che camminano zoppicando agli angoli bui dei viali: quelle che gli autisti ubriachi ignorano e lasciano senza aiuto per la strada. Anche le poesie-bambine, però, amo: quelle che non hanno ancora imparato l’alfabeto ma possono, con due parole, tappar­ti la bocca.

Mi piacciono, poi, quelle disperate eppure sorridenti: le poesie-complici: quelle che ti strizzano l’occhio in un gesto d’intesa. Che non si perdono in chiacchiere, non ti rubano tempo ma continuano indifferenti per la loro strada: le poesie-“non ti chiederò niente”; quelle che salutano solo e poi se ne vanno, come mi piacciono anche le altre, quelle allegre, che preferiscono i giochi alle lezioni, ma anche le poesie-nonni, perché anche se conoscono bene la vanità della vita la vogliono comunque vivere.

Non amo per niente le poesie-zitellone che rimettono in ordine tutto il giorno le stanze con le parole, e neppure le poesie-tailleur, quelle perbene. 

E non sopporto neanche quelle che si danno tante arie: le poesie poesie con molti puntini di sospensione, né le altre che ritengono la natura loro madre e ne hanno continuamente nostalgia, infilate come sono dietro alle scrivanie. Mi fanno schifo quelle che si chiamano simboliche, le poesie con un messaggio, quelle che si compiacciono delle belle parole e quelle afasiche; le poesie-signore con l'Alzheimer. Neppure i lunghi poemi amo: le poesie-Ben Hur, quei torrenti verbosi che si scrivono quasi sempre per i critici, anche se si spacciano per guide delle masse prese solo dal bene di quelle. 

Dall'altra parte non sopporto nemmeno quelle esitanti: le poesie-sandali con il calzettino e neppure le poesie-giacca militare e sedicenti Che Guevara, che a mezzogiorno si ritrovano al bar dei fighetti.

Non mi piacciono quelle sagge scritte dai giovani, né quelle giovanili scritte dai vecchi. Mi fanno girare le budella le finte ecologiste, quelle d'amore tutte sdolcinate e mielose, ma anche quelle che implorano l'opinione del lettore.

Neanche le mie amo. Mi piacciono solo quelle che mi hanno opposto resistenza: quelle che non sono mai riuscito a scrivere. 

Per questo amo le poesie che vivono fuori dai libri: quelle che non si sono mai preoccupate di piacermi. Quelle che camminano indifferenti per la strada, fuori, con le mani in tasca, e di me, in ogni caso, se ne fottono.

 

Nikos Chuliaràs (Grecia, 1940-2015), da Immagini all’altezza della vita, in La neve che conoscevo, Molesini Editore Venezia, 2026, traduzione di Renzo Cremona

 

♫♫Fabrizio Paterlini - Rue des trois frères · https://www.youtube.com/watch?v=fsDZqNLBfNo