Come se non fossero abbastanza l’odio e la violenza, terribili, che vengono agiti continuamente nel mondo reale, c’è qualcosa di altrettanto insostenibile, inaccettabile e demoralizzante. È l’odio che leggiamo ogni giorno nei commenti sotto (quasi) qualsiasi post dei social, qualunque sia l’argomento: tutto è assolutamente divisivo, non c’è spazio per la complessità, per un dialogo che vada oltre un “O sei così o sei così”. L’acredine che gocciolerebbe giù, se idealmente strizzassimo la rete come fosse un panno, sarebbe quasi infinita. Viene voglia di farsi eremiti. E senza connessione Wi-Fi ovviamente.
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L’apocalisse pure è una prospettiva,
l’emergenza continua e definitiva,
il meteorite a precipizio, il blackout totale,
il bye-bye delle testate a lungo raggio
che prima sciolgono la terra poi ne fanno polvere,
le catastrofi naturali o l’invasione
dei barbari, degli alieni,
gli attacchi simultanei dei kamikaze,
le strategie del terrore
su vasta scala per toglierci tutti di mezzo
o per chi ancora ci crede
il grande diluvio purificatore.Poi chiedersi quanto presto si farà a morire
perché non c’è dubbio che saremo tra i primi;
se berremo il piscio nell’attesa,
dell’acqua tossica e melmosa,
ci taglieremo la lingua
con l’orlo di una scatoletta abbandonata;
che effetto farà contrattare per ore,
per giorni con la morte;
stare nel buio e nel rombo con i nostri incubi;
se ci ricorderemo che avevamo letto,
che avevamo amato;
se ci ricorderemo dei figli
e cercheremo di metterli in salvo;se ci farà ribrezzo l’ultimo bacio
nell’alito della fine.
Se anche allora saremo bastardi e invidiosi;
se ce l’avremo ancora col vicino
che camperà qualche ora di più
o morirà in modo migliore.Non è poi così difficile immaginarci in quelle ombre
più lunghe del normale, scavalcati dalla fine
mentre tentiamo un’ultima fuga.
Perché non avremmo più nulla alle spalle;
ogni filo sarebbe reciso
e vivremmo di schiena. Gli ordini, le schiere
tornerebbero chiari e il senso di tutto starebbe
in un giudizio di poche parole:
tu sei ancora in piedi;
tu hai fame, ma non troverai cibo;
tu sei il più debole della carovana.Forse è proprio questa la ragione
dell’odierna furia:
un voler mettere ordine
senza il costo dell’attesa,
della parola che spiega,
dell’eterna nostra contraddizione.
E l’odio è troppo spesso un atto d’amore
dato a un ideale
che non ha bisogno dell’uomo.Matteo Ferretti (Correggio, 1979), da Tutto brucia e annuncia, Edizioni Casagrande, 2019
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