28 luglio 2026

Una sfumatura viola (e malinconica)

 

Canzone-poesia  o poesia-canzone?

*** 

Canzone dell'amore perduto

 

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai",

vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi

l'amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza.

E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai

ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

 

Fabrizio De André, "La canzone dell'amore perduto", 1966 

 

♫🎝 Fabrizio De André - La canzone dell'amore perduto - https://www.youtube.com/watch?v=YDXAPcfobdE


26 luglio 2026

In caso di bisogno di contenimento

 

 

Rifugi e simili

 

disegnare sul cemento un quadrato
entrarci con i piedi
fingere di essere un gatto

se invece si è in due
costruire un abbraccio
– non serve sia proprio quadrato –
entrarci
e ricordarsi di essere persone

©i.m.’26

 

♫🎝John Renbourn – The Mist Covered Mountains of Home - https://www.youtube.com/watch?v=0gGxFlW98u0

Ipotesi di utilità

 

 

 

Ecco a cosa servono i libri dei poeti

 

Le avevo passato un libro: – Aprilo
e leggi. E lei prese a leggere
di uno stormo di uccelli che si leva
in volo, così suggeriva la direzione

e così l’aveva scritta Carver
come fosse per lei che spersa
piangeva il vecchio padre.

 

Ermanno Krumm (Milano, 1942-2005), da Animali e uomini, Einaudi, 2003

 

♫♫Hania Rani – Glass - https://www.youtube.com/watch?v=l0yRNQj2_tc&list=RDl0yRNQj2_tc&start_radio=1

24 luglio 2026

Stop!

 

Come se non fossero abbastanza l’odio e la violenza, terribili, che vengono agiti continuamente nel mondo reale, c’è qualcosa di altrettanto insostenibile, inaccettabile e demoralizzante.  È l’odio che leggiamo ogni giorno nei commenti sotto (quasi) qualsiasi post dei social, qualunque sia l’argomento: tutto è assolutamente divisivo, non c’è spazio per la complessità, per un dialogo che vada oltre un “O sei così o sei così”. L’acredine che gocciolerebbe giù, se idealmente strizzassimo la rete come fosse un panno, sarebbe quasi infinita. Viene voglia di farsi eremiti. E senza connessione Wi-Fi ovviamente.

*** 

 

L’apocalisse pure è una prospettiva,
l’emergenza continua e definitiva,
il meteorite a precipizio, il blackout totale,
il bye-bye delle testate a lungo raggio
che prima sciolgono la terra poi ne fanno polvere,
le catastrofi naturali o l’invasione
dei barbari, degli alieni,
gli attacchi simultanei dei kamikaze,
le strategie del terrore
su vasta scala per toglierci tutti di mezzo
o per chi ancora ci crede
il grande diluvio purificatore.

Poi chiedersi quanto presto si farà a morire
perché non c’è dubbio che saremo tra i primi;
se berremo il piscio nell’attesa,
dell’acqua tossica e melmosa,
ci taglieremo la lingua
con l’orlo di una scatoletta abbandonata;
che effetto farà contrattare per ore,
per giorni con la morte;
stare nel buio e nel rombo con i nostri incubi;
se ci ricorderemo che avevamo letto,
che avevamo amato;
se ci ricorderemo dei figli
e cercheremo di metterli in salvo;

se ci farà ribrezzo l’ultimo bacio
nell’alito della fine.
Se anche allora saremo bastardi e invidiosi;
se ce l’avremo ancora col vicino
che camperà qualche ora di più
o morirà in modo migliore.

Non è poi così difficile immaginarci in quelle ombre
più lunghe del normale, scavalcati dalla fine
mentre tentiamo un’ultima fuga.
Perché non avremmo più nulla alle spalle;
ogni filo sarebbe reciso
e vivremmo di schiena. Gli ordini, le schiere
tornerebbero chiari e il senso di tutto starebbe
in un giudizio di poche parole:
tu sei ancora in piedi;
tu hai fame, ma non troverai cibo;
tu sei il più debole della carovana.

Forse è proprio questa la ragione
dell’odierna furia:
un voler mettere ordine
senza il costo dell’attesa,
della parola che spiega,
dell’eterna nostra contraddizione.
E l’odio è troppo spesso un atto d’amore
dato a un ideale
che non ha bisogno dell’uomo.

Matteo Ferretti (Correggio, 1979), da Tutto brucia e annuncia, Edizioni Casagrande, 2019

 

 ♫♫ Tool - Eon Blue Apocalypse - https://www.youtube.com/watch?v=75hGl9stdQI