SCIOPERO DELLA POESIA
Nel 1949 il filosofo e sociologo tedesco Theodor W. Adorno, all'interno del suo saggio Critica della cultura e società, affermò che: “scrivere poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie”. In seguito, lo stesso Adorno chiarì il suo pensiero, ammettendo che: “forse dire che dopo Auschwitz non si può più scrivere una poesia è falso: il dolore incessante ha tanto il diritto ad esprimersi quanto il martirizzato ad urlare”. La poesia, quindi, poteva ancora esistere, ma doveva confrontarsi con quell'orrore, non ignorarlo.
Oggi, la storia recente (ma non solo) ci mostra come la storia stessa non insegni niente (all’umanità che non vuole imparare) e infatti c’è (stato) un altro genocidio: e questa volta nessuna indignazione, ma chi ha perpetrato questo crimine è stato pure accolto, come se nulla fosse successo, a partecipare (saltellando di bianco vestito) ai giochi olimpici più ipocriti di sempre.
Nel
frattempo, è stato divulgato parte di un vomitevole archivio che mostra foto e
nomi di potenti, protetti da altri potenti, coinvolti in azioni schifosamente disumane.
E adesso? Che cosa succederà? Niente ancora una volta? Tutti resteranno
seduti sui loro bei seggiolini d’oro? Continueremo ad essere governati manovrati
da individui che sanno soltanto coprire e proteggere i loro compari di
interessi, mentre il mondo va a rotoli e non c’è più la benché minima speranza
di una giustizia civile? A che cosa porterà la divulgazione di quei files? Tutto
quello che sta succedendo ci sta anestetizzando poco alla volta all’orrore? Ci
sta facendo diventare indifferenti a tutto? Che cosa resta da fare, oltre ad
indignarsi, adesso che abbiamo la certezza dell’impunità di chi sta al potere?
Io sono soltanto una pincopallina qualsiasi, ma per me, adesso sì, è impossibile scrivere poesia e di poesia. Non farò certo la differenza, io con i miei due lettori, ma al momento entro in SCIOPERO DELLA POESIA. Aspetto tempi migliori…
i.



