8 febbraio 2026

Sciopero della poesia

 


SCIOPERO DELLA POESIA

Nel 1949 il filosofo e sociologo tedesco Theodor W. Adorno, all'interno del suo saggio Critica della cultura e società, affermò che: “scrivere poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie”. In seguito, lo stesso Adorno chiarì il suo pensiero, ammettendo che: “forse dire che dopo Auschwitz non si può più scrivere una poesia è falso: il dolore incessante ha tanto il diritto ad esprimersi quanto il martirizzato ad urlare”. La poesia, quindi, poteva ancora esistere, ma doveva confrontarsi con quell'orrore, non ignorarlo. 

Oggi, la storia recente (ma non solo) ci mostra come la storia stessa non insegni niente (all’umanità che non vuole imparare) e infatti c’è (stato) un altro genocidio: e questa volta nessuna indignazione, ma chi ha perpetrato questo crimine è stato pure accolto, come se nulla fosse successo, a partecipare (saltellando di bianco vestito) ai giochi olimpici più ipocriti di sempre.

Nel frattempo, è stato divulgato parte di un vomitevole archivio che mostra foto e nomi di potenti, protetti da altri potenti, coinvolti in azioni schifosamente disumane. E adesso? Che cosa succederà? Niente ancora una volta? Tutti resteranno seduti sui loro bei seggiolini d’oro? Continueremo ad essere governati manovrati da individui che sanno soltanto coprire e proteggere i loro compari di interessi, mentre il mondo va a rotoli e non c’è più la benché minima speranza di una giustizia civile? A che cosa porterà la divulgazione di quei files? Tutto quello che sta succedendo ci sta anestetizzando poco alla volta all’orrore? Ci sta facendo diventare indifferenti a tutto? Che cosa resta da fare, oltre ad indignarsi, adesso che abbiamo la certezza dell’impunità di chi sta al potere?

Io sono soltanto una pincopallina qualsiasi, ma per me, adesso sì, è impossibile scrivere poesia e di poesia.  Non farò certo la differenza, io con i miei due lettori, ma al momento entro in SCIOPERO DELLA POESIA. Aspetto tempi migliori…

i. 





7 febbraio 2026

Pesi e fragilità


Sai reggere la fragilità (tua o di altr*)?

*** 

 

Il sofà

 

Tutti abbiamo un mondo dentro
e tutti sopportiamo la solitudine
dire che dentro di me
ci sono solo molle e legno
è come dire che dentro di voi
ci sono solo cuore fegato o polmoni.
Assisto non impassibile
a vite complesse o frantumate
assorbo discorsi irascibili
o promettenti ma
in questa casa insonne
io sono l’astronave.
Tra le mie strutture a piume
reggo una bambina la nascondo
la porto in alto mare
e in cielo profondo,
è un’esperta di derive
di cunicoli scavati nella sostanza
della notte, la conservo tra i cuscini
come un’improvvisa sobrietà.
In questo viaggio di allontanamento
lo so lei sogna
qualcuno che oltrepassi la distanza
senza nulla da offrire
una faccia che tramonti
e si lasci guardare,
una protezione terrestre.
Di forte la bambina
ha solo le spalle
e pensieri che danno alla notte
sonagli di sapienza.
In questa marcia di avvicinamento
stupisco di una confidente intimità
senza pentimenti e saggio
la mia flessibilità
non sotto il peso di una bambina
ma di un dolore
pari a quello di un adulto
ma senza mondo.
Io sono un sofà
che conduce a una visione
aperta
su voi bestemmiatori degli oggetti
ospitando
una ferita di notte polare
in completa nudità.

Chandra Livia Candiani da Fatti vivo. 2006-2016, Einaudi, 2017

 

🎝♫ ascoltando Fred Neil - Everybody's Talkin' -https://www.youtube.com/watch?v=V61hplKFVNc

 

5 febbraio 2026

Genuina ingenuità

 




"è un mondo difficile..."

 

la ciliegia sulla torta – ingenua –

lei non lo sa che dolce e morbido

sono luoghi sconosciuti ai più

 

il mondo ha ben poco di rosa,

cara ciliegina,

aromi – e amori – artificiali

e microplastiche nascoste

sono quelli che stanno meglio

 

i.m.2026 

 

♪♫ ascoltando Frank Zappa – Peaches en Regalia -  https://www.youtube.com/watch?v=HFQKP3Ehucg

 

Un posto un po' pericoloso

 


II

Non ho paura del mio cuore.
Non ho paura di ciò che accade
nei luoghi dove si appaltano le ombre.
Non ho paura – vieni, entra
e guarda ovunque.
Non ho paura – cos’è quello?

Un posto pericoloso su cui passeggiare – il cuore.
Soprattutto – il proprio.

Mary Carolyn Davies (1888 -? [di lei non si seppe più nulla]), in  Alba Donati, Ragazze che scrivono poesie, Einaudi, 2025, p.113

 

♪♫ ascoltando Pierre Bensusan - Wu Wei - https://www.youtube.com/watch?v=b23L99oBt_Q