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11 novembre 2025

Dai corpo al tuo nome

 

 


Se per qualche motivo anche tu hai la sensazione di aver sviluppato, col tempo e con le circostanze, il "super non-potere dell'invisibilità", dai un corpo visibile almeno al tuo nome e scrivilo in modo strano, giocoso, fantasioso, da qualche parte. Poi leggilo a voce alta... (di più! non sento! più alta!)

***

 

Prendi il tuo nome,

è come ti risposero

al primo strillo, il suono

in cui madre e padre ti avvolsero

appena fuori dal silenzio

e ai risvegli soffiavano

nelle tue orecchie curiose.

Sei tu nei pensieri

di chi non ti ricorda faccia e voce.

 

Prendi il tuo nome e scrivilo

come chi ha fame pone piano il pane

e spezzalo,

gustane il molle e il duro e

gridalo e sgridalo e frugalo e rimbalzalo come palla sul muro, come

sull' acqua pietra piatta. Con il nome

fatti poesia, corpo che suoni.

 

Ersilia Zamponi e Roberto Piumini, da Calicanto. La poesia in gioco, Einaudi, 2008

 

♪♪♪ascoltando José Gonzάles - Crosses - https://www.youtube.com/watch?v=X4N4sPl4DSQ 

29 aprile 2022

Sogno o son desta?



(Lo so, lo so, più camomilla e meno caffè…)

 

Interpretazioni (ancora Freud)

Stanotte ho sognato di vivere
un nuovo disagio, no, non dovevo
dare un esame – io,  immatura
disperatamente impreparata–
non c’era la mia auto perduta
nel parcheggio: soltanto il mio nome,
non sapevo scriverlo e sbagliavo
vocali o scordavo due lettere.

Tu lo sai, i sogni son desideri
d’esser persone almeno un poco
risolte, invece Freud è qui che
scuote la testa: "Tutto da rifare
mia cara" mi dice. Prendo atto e
mi esercito, magari domani
va meglio. E tu, che cos’hai sognato?

Irene Marchi, da Mancano le indicazioni, Officine Editoriali, 2023

°ascoltando Bandabardò – Preoccupato Marasma https://www.youtube.com/watch?v=YoQLWzmSX9o


16 novembre 2018

Scrivere il nome

 


Prendi un foglio.
Scrivici il tuo nome, il tuo cognome.
E poi scrivi quello vorresti fare davvero, oggi, con il tuo nome e cognome. Dove andresti?
Forse a vedere il mare, oggi che è metà novembre e il mare non se l’aspetta, di vederti.
O forse vorresti dormire tutto il giorno. E aspettare che passi domani e poi ancora domani.
Che parole vorresti dire, veramente, con il tuo nome e cognome? Continueresti a dire – tutto bene, grazie – o lanceresti un urlo? (Uno soltanto. E poi riprenderesti la faccia di un* che ha il tuo nome e cognome).
Prendi un foglio.
Scrivici il tuo nome, il tuo cognome…

***

Oggi. Scrivere il nome

Comincia con lo scrivere il tuo nome,
perché ne resti traccia, qualche segno di grafite
risonante nel bianco. Con poche lettere
sigla decenni di storia, il silenzio
della pagina pronto a spalancarsi,
ad accogliere e disperdere.
Spicca nel bianco e non è più bianco
ma voce la matita che attraversa il foglio,
e goccia a goccia qualcosa cede e ti si allarga dentro:
Pierluigi, e dopo Cappello, in un sussurro un nome;
e dentro un nome, l’uomo che non concede a sé
i suoi stessi lineamenti, protetti da un’ottusità misericordiosa.
Leggero, come la cenere. Fresco, come l’aria fra le dita.
Scomparso, come una nuvola.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016

*ascoltando Jim Croce – I Got a Name https://www.youtube.com/watch?v=YcqauC49Xmc