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20 settembre 2026

Sempre



(Non solo oggi)

***

 

anche domani

 

non scivolare è l’intento

di oggi           così cercare

con  le mani qualche nuvola ruvida:

invisibili sosterranno i nostri passi

su giorni senza appiglio e muti?

e dove porta questa distesa di sassi?

 

©i.m.2025

 

♫🎜🎝Paul Simon- Slip Slidin' Away - https://www.youtube.com/watch?v=iUODdPpnxcA

 

🍉Palestina libera. Fermiamo il genocidio  

16 settembre 2026

(Tempo di) dimettersi?


                        

Da che cosa vorresti dimetterti?

(Da quanto tempo ci stai pensando? Comunque vada, non è mai tempo perso)

*** 

Dimissione dall’essere nel tempo

 

Mi dimetto dall’ortodossia del tempo
dall’infilata dei giorni
dalla trama e dall’ordito delle ore
dall’assioma del tendere verso la fine
però non so come si fa
allora mi impazzisco per volontà
faccio come quella vecchia di Torino
ballo in strada e cammino all’indietro
maledico i gatti e le sette vite
salto sul filo da stendere
spreco il cibo di notte
di giorno, non so, rimango confusa

 

Alessandra Racca, da Consigli di volo per bipedi pesanti, Neo edizioni, 2016


♫♬🎜 Donovan – Lost Time - https://www.youtube.com/watch?v=I3-JxzWPI48

🍉Palestina libera. Fermiamo il genocidio

6 settembre 2026

P di polvere e di poesia

 

(Scindersi, disperdersi e ricomporsi)

*** 

Pelle, polvere

a E.G.

 

Non esistono nomi, autrici, autori,
volano soltanto le parole, si mischiano
alla pelle che cade sui divani, quella
che ogni giorno perdiamo e offusca
le mensole, le sedie, i davanzali
e contro cui ci ostiniamo, spostandola,
facendola aspirare e che chiamiamo polvere.
Questo resta, la polvere e i suoi atomi sparsi,
cateti e ipotenusa per il teorema che chiamiamo poesia.

 

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Historiae, Einaudi, 2018

 

 ♫🎝♬John Fahey - Red Pony - https://www.youtube.com/watch?v=YSh-YsyjpXk&list=PL785C9777A18F61F2&index=12

 

12 agosto 2026

A caccia di poesia

 

Oggi, in una libreria con uno scaffale dedicato alla poesia finalmente serio (cosa molto rara), ho scoperto un autore che proprio non conoscevo. E mi è piaciuto all’istante. Di solito per scegliere un libro di poesia, apro i volumi  a caso soffermandomi su quattro, cinque pagine; se le poesie mi acchiappano subito, se non sono volutamente e artificiosamente incomprensibili, se non parlano tutte dei soliti amori buffitristi (o tristibuffi) e inventati, se mi lasciano almeno un’immagine nitida, allora acquisto il libro. Oggi è andata così, mi sono bastate tre pagine (e dove ti eri nascosto fino ad oggi, Nikos?!). Lascio qui l’ultimo testo del libro, non proprio una poesia (in senso tecnico), ma un paio di pagine che parlano di poesia e che (sebbene questo non sia di alcun interesse per chi legge) mi trovano totalmente d’accordo.

*** 

Le poesie per strada

Mi piacciono le poesie che vivono per strada, fuori dai libri: quelle che tremano agli angoli e fumano sempre come ciminiere; che si accendono e si spengono, nella notte, come luci natalizie – non quelle attaccate agli alberi della festa, nel tepore delle stanze, ma quelle che accentuano la solitudine degli animali macellati nelle vetrine viola delle macellerie di quartiere.

Quelle storpie e quelle solitarie, mi piacciono: le poesie-randagie che camminano zoppicando agli angoli bui dei viali: quelle che gli autisti ubriachi ignorano e lasciano senza aiuto per la strada. Anche le poesie-bambine, però, amo: quelle che non hanno ancora imparato l’alfabeto ma possono, con due parole, tappar­ti la bocca.

Mi piacciono, poi, quelle disperate eppure sorridenti: le poesie-complici: quelle che ti strizzano l’occhio in un gesto d’intesa. Che non si perdono in chiacchiere, non ti rubano tempo ma continuano indifferenti per la loro strada: le poesie-“non ti chiederò niente”; quelle che salutano solo e poi se ne vanno, come mi piacciono anche le altre, quelle allegre, che preferiscono i giochi alle lezioni, ma anche le poesie-nonni, perché anche se conoscono bene la vanità della vita la vogliono comunque vivere.

Non amo per niente le poesie-zitellone che rimettono in ordine tutto il giorno le stanze con le parole, e neppure le poesie-tailleur, quelle perbene. 

E non sopporto neanche quelle che si danno tante arie: le poesie poesie con molti puntini di sospensione, né le altre che ritengono la natura loro madre e ne hanno continuamente nostalgia, infilate come sono dietro alle scrivanie. Mi fanno schifo quelle che si chiamano simboliche, le poesie con un messaggio, quelle che si compiacciono delle belle parole e quelle afasiche; le poesie-signore con l'Alzheimer. Neppure i lunghi poemi amo: le poesie-Ben Hur, quei torrenti verbosi che si scrivono quasi sempre per i critici, anche se si spacciano per guide delle masse prese solo dal bene di quelle. 

Dall'altra parte non sopporto nemmeno quelle esitanti: le poesie-sandali con il calzettino e neppure le poesie-giacca militare e sedicenti Che Guevara, che a mezzogiorno si ritrovano al bar dei fighetti.

Non mi piacciono quelle sagge scritte dai giovani, né quelle giovanili scritte dai vecchi. Mi fanno girare le budella le finte ecologiste, quelle d'amore tutte sdolcinate e mielose, ma anche quelle che implorano l'opinione del lettore.

Neanche le mie amo. Mi piacciono solo quelle che mi hanno opposto resistenza: quelle che non sono mai riuscito a scrivere. 

Per questo amo le poesie che vivono fuori dai libri: quelle che non si sono mai preoccupate di piacermi. Quelle che camminano indifferenti per la strada, fuori, con le mani in tasca, e di me, in ogni caso, se ne fottono.

 

Nikos Chuliaràs (Grecia, 1940-2015), da Immagini all’altezza della vita, in La neve che conoscevo, Molesini Editore Venezia, 2026, traduzione di Renzo Cremona

 

♫♫Fabrizio Paterlini - Rue des trois frères · https://www.youtube.com/watch?v=fsDZqNLBfNo

26 luglio 2026

Ipotesi di utilità

 

 

 

Ecco a cosa servono i libri dei poeti

 

Le avevo passato un libro: – Aprilo
e leggi. E lei prese a leggere
di uno stormo di uccelli che si leva
in volo, così suggeriva la direzione

e così l’aveva scritta Carver
come fosse per lei che spersa
piangeva il vecchio padre.

 

Ermanno Krumm (Milano, 1942-2005), da Animali e uomini, Einaudi, 2003

 

♫♫Hania Rani – Glass - https://www.youtube.com/watch?v=l0yRNQj2_tc&list=RDl0yRNQj2_tc&start_radio=1

13 luglio 2026

Avere cura

 

C’è una parola che senti di dover curare, in questo momento della tua vita?

*** 

 

Curare una parola che sta male.
Se zoppica fasciare la zampetta.
Non aver fretta di farla volare.
E nell’attesa darle da mangiare.

 

Andrea Bajani, da Promemoria, Einaudi, 2017

 

♫🎜♫YES – Everydays - https://www.youtube.com/watch?v=G2DQua8h82M

27 giugno 2026

Essere (saggi) o non essere (saggi)?

 


Li segui i consigli della tua parte saggia
o non li ascolti nemmeno di sfuggita?

***



 

Sono diventata molto saggia
dico saggezze una dietro l’altra
facilmente molto facilmente
le dico e le dimentico
posso dimenticarle
perché ne ho sempre un’altra.
D’altronde io
non sono mica il tipo che risparmia!

 

Patrizia Cavalli, da Pigre divinità e pigra sorte, Einaudi, 2006

 

♫Uriah Heep – Wise Manhttps://www.youtube.com/watch?v=QNNg2WbH4io

26 giugno 2026

Quotidianamente

 

Qual è la tua poetica quotidiana? Come la scrivi, la tua vita?

*** 

 

Poetica

La poesia non nasce.
È lì, a portata
di ogni bocca
per essere raddoppiata, ripetuta, citata
completamente e testualmente.
Tu, svegliandoti stamattina,
hai visto cose, qua e là,
oggetti, per esempio.
Sul tuo comodino
diciamo che hai visto una lampada,
una radio portatile, una tazza blu.
Hai visto ogni cosa da sola
e nel suo insieme.
Tutto ciò aveva già un nome.
L’avresti scritta così.
C’era bisogno di un’altra lingua,
di un’altra mano, di un altro paio di occhi, di un altro flauto?
Non aggiungere. Non distorcere.
Non cambiare
la musica del luogo.
La poesia è ciò che si vede.

Joaquin Giannuzzi (Buenos Aires, 1924-2004), da Señales de una causa personal, 1977

*

Poética

La poesía no nace.
Está allí, al alcance
de toda boca
para ser doblada, repetida, citada
total y textualmente.
Usted, al despertarse esta mañana,
vio cosas, aquí y allá,
objetos, por ejemplo.
Sobre su mesa de luz
digamos que vio una lámpara,
una radio portátil, una taza azul.
Vio cada cosa solitaria
y vio su conjunto.
Todo eso ya tenía nombre.
Lo hubiera escrito así.
¿Necesitaba otro lenguaje,
otra mano, otro par de ojos, otra flauta?
No agregue. No distorsione.
No cambie
la música de lugar.
Poesía
es lo que se está viendo.

 

♫Ebb &Flod – Cordis gravitashttps://www.youtube.com/watch?v=7dliosa7pBs