Voglio condividere, con gratitudine, le considerazioni di Salvatore Sblando de Larosainpiù, sulla mia nuova raccolta Un po' in disordine; le condivido perché sono considerazioni che, in primo luogo non mi aspettavo, e come tutte le belle sorprese sono doppiamente gradite, e poi perché colgono perfettamente il senso ultimo del libro. (Di seguito propongo la poesia richiamata con “va bene così com’è”)."Un disordine che illumina
(Considerazioni su “Un po’ in disordine” di Irene Marchi – Cicorivolta Edizioni, 2025)
Ci sono libri che non chiedono di essere capiti, ma semplicemente ascoltati. Un po’ in disordine di Irene Marchi è uno di questi: una raccolta che si apre come una stanza vissuta, dove tutto sembra al proprio posto eppure nulla è davvero in ordine — e forse proprio per questo ci riconosciamo, ci ritroviamo.
Il disordine di Marchi non è caos, ma materia umana. È la fatica del vivere che si trasforma in poesia, la confessione lieve di chi non teme di mostrarsi vulnerabile. La sua lingua è chiara, precisa, capace di nominare le fragilità senza estetizzarle. Da questa tensione nasce la grazia del suo dire, una poesia che osserva il quotidiano — una fila alle Poste, un vaso di foglie, un cielo da interrogare — come luogo di rivelazione.
Le tre sezioni della raccolta (in disordine, smarrimenti, di terra e nuvole) seguono un percorso di alleggerimento, di ascolto progressivo: dal disorientamento iniziale verso una forma di quiete, non definitiva ma consapevole. La poesia diventa così gesto di resistenza gentile, esercizio di lucidità nel turbamento, spazio in cui il corpo e la mente imparano a “tenersi vivi”.
C’è, in questa scrittura, la naturalezza di chi non cerca effetti ma verità. Marchi attraversa l’inquietudine contemporanea con pudore e fermezza, ricordandoci che la fragilità può essere una forza, e che ammettere il proprio disordine è già un modo per rimettere in moto la vita.
Un po’ in disordine è una raccolta che non consola ma accompagna. Che ci dice, con dolce determinazione, che anche così — imperfetti, sbagliati, in divenire — “va bene così com’è”.
(Salvatore Sblando)"
va bene così
spettinata come il fiore del calicantus
il suo profumo vorrei portarmi addosso
sicura almeno in questo
mi ricorda il fiore di gennaio – direbbero –
e non chiederebbero altro
nessuna dimostrazione
nessuna definizione:
va bene così com’è
Irene Marchi, da Di terra e nuvole, in Un po’ in disordine, Cicorivolta Editore, 2025

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