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24 luglio 2026

Stop!

 

Come se non fossero abbastanza l’odio e la violenza, terribili, che vengono agiti continuamente nel mondo reale, c’è qualcosa di altrettanto insostenibile, inaccettabile e demoralizzante.  È l’odio che leggiamo ogni giorno nei commenti sotto (quasi) qualsiasi post dei social, qualunque sia l’argomento: tutto è assolutamente divisivo, non c’è spazio per la complessità, per un dialogo che vada oltre un “O sei così o sei così”. L’acredine che gocciolerebbe giù, se idealmente strizzassimo la rete come fosse un panno, sarebbe quasi infinita. Viene voglia di farsi eremiti. E senza connessione Wi-Fi ovviamente.

*** 

 

L’apocalisse pure è una prospettiva,
l’emergenza continua e definitiva,
il meteorite a precipizio, il blackout totale,
il bye-bye delle testate a lungo raggio
che prima sciolgono la terra poi ne fanno polvere,
le catastrofi naturali o l’invasione
dei barbari, degli alieni,
gli attacchi simultanei dei kamikaze,
le strategie del terrore
su vasta scala per toglierci tutti di mezzo
o per chi ancora ci crede
il grande diluvio purificatore.

Poi chiedersi quanto presto si farà a morire
perché non c’è dubbio che saremo tra i primi;
se berremo il piscio nell’attesa,
dell’acqua tossica e melmosa,
ci taglieremo la lingua
con l’orlo di una scatoletta abbandonata;
che effetto farà contrattare per ore,
per giorni con la morte;
stare nel buio e nel rombo con i nostri incubi;
se ci ricorderemo che avevamo letto,
che avevamo amato;
se ci ricorderemo dei figli
e cercheremo di metterli in salvo;

se ci farà ribrezzo l’ultimo bacio
nell’alito della fine.
Se anche allora saremo bastardi e invidiosi;
se ce l’avremo ancora col vicino
che camperà qualche ora di più
o morirà in modo migliore.

Non è poi così difficile immaginarci in quelle ombre
più lunghe del normale, scavalcati dalla fine
mentre tentiamo un’ultima fuga.
Perché non avremmo più nulla alle spalle;
ogni filo sarebbe reciso
e vivremmo di schiena. Gli ordini, le schiere
tornerebbero chiari e il senso di tutto starebbe
in un giudizio di poche parole:
tu sei ancora in piedi;
tu hai fame, ma non troverai cibo;
tu sei il più debole della carovana.

Forse è proprio questa la ragione
dell’odierna furia:
un voler mettere ordine
senza il costo dell’attesa,
della parola che spiega,
dell’eterna nostra contraddizione.
E l’odio è troppo spesso un atto d’amore
dato a un ideale
che non ha bisogno dell’uomo.

Matteo Ferretti (Correggio, 1979), da Tutto brucia e annuncia, Edizioni Casagrande, 2019

 

 ♫♫ Tool - Eon Blue Apocalypse - https://www.youtube.com/watch?v=75hGl9stdQI

5 luglio 2026

Nella "docile furia del sole"

 

 

Quando esce il sole improvvisamente
nulla più è adeguato. Certi vestiti
come certi pensieri si allargano
nel vento, nell’affacciarsi di una luce,
bianchi e smessi, delicati
come buste di plastica, sospesi.
E ti senti così vecchio se eri giovane
e cercavi la tua solitudine.
E ti senti così giovane se eri vecchio
e ti ricordi all’improvviso
che l’amore è tutto contenuto nel sole;
in questa docile sua furia
di farci vivere ancora
e ancora.

Matteo Ferretti, da Tutto brucia e annuncia, Edizioni Casagrande, 2019 

 

♫Fabrizio Paterlini - Viandanze -  https://www.youtube.com/watch?v=2h3aa3G9a2A

1 luglio 2026

Come in una grande piscina

 

Ci muoviamo tutti nello stesso elemento trattenendo il respiro. A volte attraversiamo una vulnerabilità comune. Poi ritorniamo distanti.

*** 

 

Tutto il bene e tutto il male
che ci siamo fatti,
con atti di pura volontà, senza muoverci dal posto.
Scorrendo semplicemente l’uno verso l’altro
come nell’ora di nuoto, con la testa sott’acqua
e una paura leggera del prossimo respiro.
Mentre la mente è vuota
e passano sul fondo le linee blu di posizione
Così come vuoi chiamarle le nostre vicende?
Mentre sediamo sui bordi, a riposo,
e fissiamo le gambe ancora immerse
tutto ondeggia ancora nella pulsazione,
oltre i vetri, le case formate di cloro
e vapore. Vengono domande profondissime
e guarderemmo volentieri il cielo.
Improvvisamente così vicini
quando ne siamo stati capaci:
veri amici, compagni, amanti, figli, genitori biologici,
genitori affettivi, senza scandalo, per dono.
Perfetti sconosciuti.
Poi nel nostro sistema relativo
ritorniamo distanti, nel silenzio.
Guarda, diremo, indicando più in alto
le onde gravitazionali.
E tutto si piegherà ancora una volta
alla bellezza.

 

Matteo Ferretti (Correggio, 1979), da Tutto brucia e annuncia, Edizioni Casagrande, 2019

 

♫ God Is An Astronaut - A Deafening Distance -  https://www.youtube.com/watch?v=pPdxhg9DeUs