Temi di più la parola o il silenzio? (In realtà credo che non sia tanto il cosa si dice o non si dice, ma il come lo si dice: il come, sì, può ferire e risultare parecchio doloroso).***
Stanotte ho sognato un’unica
immagine, una nitida
foto. Avevo la bocca ripiena
di aghi e di spilli, di chiodi
e graffette: eppure
dovevo assolutamente parlare.
Scartato il silenzio – ecco
qua la morale – il verbo
ferisce, la parola fa male.
Franco Marcoaldi, da La trappola, Einaudi, 2012
*
Quando ero giovane, ero quasi muta, imbarazzavo tutti con il mio silenzio, finché non sono arrivata in India. E con gli indiani, che sono molto chiacchieroni, ma anche disarmati e quindi disarmanti, abbiamo cominciato a ridere dei miei silenzi. D’altra parte li facevano anche loro, ma erano silenzi senza tensione, silenzi da animali, cioè da creature, ogni tanto parlati, ogni tanto no. Ho imparato una parola che ride, ma non deride, un silenzio insieme, un non cancellare tutto il paesaggio intorno per effondersi in un cieco dialogare, ma dirsi spesso: “Oh, guarda!” o “Senti?” o solo sorridersi in silenzio. Ma senza paura della parola.
Chandra Livia Candiani, da Questo immenso non sapere, Einaudi, 2021, p. 36
𝅘𝅥𝅱𝅘𝅥𝅲𝆕 ascoltando ascoltando Elliott Smith – Can’t Make A Sound - https://www.youtube.com/watch?v=QXR3kB0V5Cw

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