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29 novembre 2025

"... una linea immaginaria da qui a lì"

 

A quali piccoli o grandi mondi pensi, mentre stendi i panni?

***

 

 

Le cose che mi dico mentre stendo i panni

 

Se una formica che attraversa la corda tesa

tra un melo e l’altro

si mettesse a pensare senza tregua

è probabile che mai e poi mai riuscirebbe a inventarsi Albert Einstein.

Ma neppure quei baffi disordinati,

o quelle borse rugose sotto gli occhi

che anni dopo gli si sono gonfiate,

dopo essersi sognato quella esasperante relatività.

Perfino i panni stesi sono tridimensionali.

Le formiche attraversano le grandi foreste fibrose

da una molletta all’altra,

portandosi tra le mandibole o nella sacca proprio il cuore della vita,

 il cuore stesso dell’universo nelle loro molecole di acido formico.

E come sono fresche le lenzuola,

quando la notte ti ci stendi dentro,

e ti sembra di essere la sola sulla montagna,

e il tuo corpo sente la setosa carezza del letto

come l’amore sulla tua pelle

e quella sacca pesante che sei tu si rilassa nel suo abbraccio.

Quando spegni la luce,

sei cieca nell’oscurità

forse come lo sono le formiche,

con quello stesso balzo d’astrazione fuori da questa dimensione limitante.

Così che la curva stessa della luce, attratta nella fossetta dello spazio,

è relativa al tuo stesso percorso cieco attraverso l’abisso.

E lì al buio c’è Albert Einstein

con la sua formula sagace che assomiglia a quelle piccole mandibole

che traforano la terra

e la sollevano, granello per granello,

mentre esplodono i cristalli di sabbia

nella calda turbolenza d’un bianco raggiante,

ti sorride, quel sorriso timido e irsuto,

su una linea immaginaria da qui a lì.

 

 *

 

Things I say to myself while hanging laundry

 

If an ant, crossing on the clothesline
from apple tree to apple tree,
would think and think,
it probably could not dream up Albert Einstein.
Or even his sloppy moustache;
or the wrinkled skin bags under his eyes
that puffed out years later,
after he dreamed up that maddening relativity.
Even laundry is three-dimensional.
The ants cross its great fibrous forests
from clothespin to clothespin
carrying the very heart of life in their sacs or mandibles,
the very heart of the universe in their formic acid molecules.
And how refreshing the linens are,
lying in the clean sheets at night,
when you seem to be the only one on the mountain,
and your body feels the smooth touch of the bed
like love against your skin;
and the heavy sac of yourself relaxes into its embrace.
When you turn out the light,
you are blind in the dark
as perhaps the ants are blind,
with the same abstract leap out of this limiting dimension.
So that the very curve of light,
as it is pulled in the dimple of space,
is relative to your own blind pathway across the abyss.
And there in the dark is Albert Einstein
with his clever formula that looks like little mandibles
digging tunnels into the earth
and bringing it up, grain by grain,
the crystals of sand exploding
into white-hot radiant turbulence,
smiling at you, his shy bushy smile,
along an imaginary line from here to there.

 

Ruth Stone (Stati Uniti, 1915-2011), da Simplicity, 1996, Paris Press, (traduzione di Pina Piccolo, da “Sagarana” https://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=446)

 

♫ascoltando Mike Oldfield - Animus - https://www.youtube.com/watch?v=4VGVrfP0v50

20 settembre 2021

Sto cercando di smettere


(Rimuginare uccide: smetti subito)

Basta. Ho deciso di smettere di rimuginare sui “misteri” del passato e anche su quelli del futuro (sono più che sufficienti quelli del presente). Sei d’accordo con me? Allora basta rimuginio!

Anche se… però… forse… magari se… pensandoci bene…uhm…

***

LXXVIII

Come a un calzino rivoltato in dentro
vado tastando buchi e cuciture
a te, mistero, decriptato a sbafo,
che ritorni per essere incompreso.

Anna Maria Curci (Roma, 1960), da Nei giorni per versi, Arcipelago Itaca 2020

∞ ascoltando Paul Simon – Think too much https://www.youtube.com/watch?v=hR-WAfxOEKY


1 aprile 2020

Ho chiesto al rosmarino…

 

Questa mattina ho fatto una domanda al rosmarino (è sopravvissuto all’inverno!): sono sicura che a suo modo (e con i suoi tempi) mi risponderà.

***

 

Si trema, per contentezza e per mistero
dentro l’orto, si infilano le mani nella terra
inginocchiati si adora, senza saperlo,
e l’acqua è sostanza che risveglia
cresce e ristora. Quanta luce nell’orto –
quanta notte. Ogni stella di questo emisfero
passa sull’orto.
 
Mariangela Gualtieri, da Le giovani parole, Einaudi, Torino 2015

°ascoltando Ezio Bosso – Symphony No. 2, Under Trees’ Voices – Pines and Flowers
https://www.youtube.com/watch?v=EWWhXpdPg0c


14 settembre 2019

Attimi a pensieri zero

 



Attimi rari e preziosi di non pensiero.
Zero pensieri  per i dispetti del caso e zero pensieri per i dispetti (cattiverie?) delle persone.
Zero  pensieri  per il tempo passato e per quello che verrà. Zero pensieri. 

Dimenticarsi per un attimo di pensare è una dolcissima dimenticanza.

***

Talvolta riesco
a scordarmi di pensare,
guardo come i sassi,
gli alberi e
gli elefanti innamorati,
allora congiungo le mani.

Janez Bernik (1933, Gunclje, Ljubljana), traduzione dallo sloveno di Jolka Milič, fonte http://www.filidaquilone.it/num024milic.html

* ascolatando Nina Simone – Feeling Good 


1 luglio 2019

Tra il dire e il fare

 

… c’è (anche) una poesia?

***

Dire: fare

I.

Tra ciò che vedo e dico,
tra ciò che dico e taccio,
tra ciò che taccio e sogno,
tra ciò che sogno e scordo,
la poesia.
Scivola
tra il sì e il no:
dice
ciò che taccio,
tace
ciò che dico,
sogna
ciò che scordo.
Non è un dire:
è un fare.
È un fare
che è un dire.
La poesia
si dice e si ode:
è reale.
E appena dico
è reale,
si dissipa.
È più reale, così?

II.

Idea palpabile,
parola
impalpabile:
la poesia
va e viene
tra ciò che è
e ciò che non è.
Tesse riflessi
e li stesse.
La poesia
semina occhi nella pagina,
semina parole negli occhi.
Gli occhi parlano,
le parole guardano,
gli sguardi pensano.
Udire
i pensieri,
vedere ciò che diciamo,
toccare
il corpo dell’idea.
Gli occhi
si chiudono,
le parole si aprono.

*
Decir, hacer

I.

Entre lo que veo y digo,
Entre lo que digo y callo,
Entre lo que callo y sueño,
Entre lo que sueño y olvido
La poesía.
Se desliza entre el sí y el no:
dice
lo que callo,
calla
lo que digo,
sueña
lo que olvido.
No es un decir:
es un hacer.
Es un hacer
que es un decir.
La poesía
se dice y se oye:
es real.
Y apenas digo
es real,
se disipa.
¿Así es más real?

II.

Idea palpable,
palabra
impalpable:
la poesía
va y viene
entre lo que es
y lo que no es.
Teje reflejos
y los desteje.
La poesía
siembra ojos en las páginas
siembra palabras en los ojos.
Los ojos hablan
las palabras miran,
las miradas piensan.
Oír
los pensamientos,
ver
lo que decimos
tocar
el cuerpo
de la idea.
Los ojos
se cierran
Las palabras se abren.

 
Octavio Paz (Messico, 1914-1998), da Árbol  adentro, 1987

°ascoltando Pink Floyd – Things Left Unsaid -  https://www.youtube.com/watch?v=0knKQEjRifA


11 gennaio 2019

Io penso, tu pensi, egli pensa…


Auguste Rodin, Le Penseur- Il pensatore, Musée Rodin, Parigi

Penso che in questo preciso istante
chissà non ci sia nessuno nell’universo che pensi a me,
che io sia il solo a pensarmi,
e se morissi adesso,
nessuno, neppure io, resterebbe a pensarmi.

E questo è l’inizio dell’abisso,
come quando mi addormento.
Sono il mio proprio sostegno e me lo tolgo.
Contribuisco a rivestire tutto d’assenza.

Sarà forse per questo
che pensare a un uomo
è quasi un modo di salvarlo.

*

Pienso que en este momento
tal vez nadie en el universo piensa en mí,
que sólo yo me pienso,
y si ahora muriese,
nadie, ni yo, me pensaría.

Y aquí empieza el abismo,
como cuando me duermo.
Soy mi propio sostén y me lo quito.
Contribuyo a tapizar de ausencia todo.

Tal vez sea por esto
que pensar en un hombre
se parece a salvarlo.

Roberto Juarroz, da Poesía Vertical (Lulu, 2017), traduzione di A. Prusso e Benedetta Maestrelli Picchiotti

°ascoltando  The Smiths – Oscillate Wildly https://www.youtube.com/watch?v=hfADf-PvhKY