26 giugno 2026

Quotidianamente

 

Qual è la tua poetica quotidiana? Come la scrivi, la tua vita?

*** 

 

Poetica

La poesia non nasce.
È lì, a portata
di ogni bocca
per essere raddoppiata, ripetuta, citata
completamente e testualmente.
Tu, svegliandoti stamattina,
hai visto cose, qua e là,
oggetti, per esempio.
Sul tuo comodino
diciamo che hai visto una lampada,
una radio portatile, una tazza blu.
Hai visto ogni cosa da sola
e nel suo insieme.
Tutto ciò aveva già un nome.
L’avresti scritta così.
C’era bisogno di un’altra lingua,
di un’altra mano, di un altro paio di occhi, di un altro flauto?
Non aggiungere. Non distorcere.
Non cambiare
la musica del luogo.
La poesia è ciò che si vede.

Joaquin Giannuzzi (Buenos Aires, 1924-2004), da Señales de una causa personal, 1977

*

Poética

La poesía no nace.
Está allí, al alcance
de toda boca
para ser doblada, repetida, citada
total y textualmente.
Usted, al despertarse esta mañana,
vio cosas, aquí y allá,
objetos, por ejemplo.
Sobre su mesa de luz
digamos que vio una lámpara,
una radio portátil, una taza azul.
Vio cada cosa solitaria
y vio su conjunto.
Todo eso ya tenía nombre.
Lo hubiera escrito así.
¿Necesitaba otro lenguaje,
otra mano, otro par de ojos, otra flauta?
No agregue. No distorsione.
No cambie
la música de lugar.
Poesía
es lo que se está viendo.

 

♫Ebb &Flod – Cordis gravitashttps://www.youtube.com/watch?v=7dliosa7pBs


2 commenti:

farris.antonello@tiscali.it ha detto...

Fuga impossibile

Noi da sempre siamo il centro di tutto.
L’uomo non può sottrarsi dal sentirsi
al centro dell’universo.
Perché se tentiamo di sfuggire,
di porci in un angolo
e osservare da lontano le cose
queste ci circondano all’istante.
La realtà ci avvolge
e ci riporta al centro.
E non c’è scampo
non c’è modo di evitare
questa condanna.
Non potendo uscire da noi stessi
siamo costretti a stare
al centro dell’universo,
e per quanti sforzi filosofici noi facciamo
questo fatto è così intrinseco
alla nostra natura
che vince.
Cerchiamo di spiegarci la condanna
dimenticando che siamo incompleti.
Come potremmo seguire una strada così ardua?
Come potremmo dimostrare questa cosa
senza uscire da noi stessi?
E’ questo il nostro limite
e Godel l’ha capito
e ce l’ha suggerito più e più volte.
Ma è proprio la nostra incompletezza
a farci sentire, ahinoi,
al centro dell’universo.
Perché non potrebbe essere altrimenti,
e se qualcuno crede di porsi fuori dal centro
si illude e ubriaca la propria mente.
Umile o superbo l’uomo sta al centro
Forte o debole l’uomo sta al centro
Greto o profondo l’uomo sta al centro
Libero o costretto l’uomo sta al centro
Siamo condannati a questo
Siamo il centro di tutto
e di niente.


Irene Marchi ha detto...

... condannati a sentirsi al centro, già...; grazie Antonello