Nei versi che seguono, il poeta chiede di uscire dall’individualità umana per partecipare a tutte le forme di esistenza che la realtà offre: la natura, la storia, gli animali, gli elementi, il cosmo. Ma l’individuo, non è forse già parte di tutto ciò che il poeta invoca? (È che a volte ce lo dimentichiamo… chissà dove abbiamo la testa!)
***
Fuorché me stesso
Vorrei essere tutto, fuorché
me stesso. Se tu puoi
dammi il tremore dell’oleandro
la gloria febbricitante di Alessandro
le mani di un pescatore
il sapere e il dolore
che spingono i salmoni verso le foci
il volo della tortora
il riflesso che imporpora
rose e cieli quando è sovrana
Venere. Tutto, fuorché
me stesso, fuorché tornare
in me stesso.
Giuseppe Conte (Imperia, 1945), da Dialogo del poeta e del messaggero, Mondadori, 1992
♫ascoltando Planxty – Si Bheag, Si Mhor -https://www.youtube.com/watch?v=odKl7lOfzC0

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