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22 maggio 2026

Umanità?

Foto ©ANSA (Gaza, novembre 2025)
 


Circa settant'anni fa, ricordando l'Olocausto, Primo Levi si chiedeva se una persona, privata della propria dignità, ridotta a vivere nel fango e costretta a subire ogni umiliazione, fosse ancora definibile come un essere umano. Oggi, di fronte al genocidio in corso a Gaza e a come sono costretti a (non) sopravvivere i Palestinesi, dobbiamo chiedercelo di nuovo, o almeno se lo sta chiedendo chi sceglie di non chiudere occhi e coscienza (gli altri negano, minimizzano. continuano a fornire armi e a commerciare con il governo genocidario).
Eppure era stato detto "mai più!". Eppure. E le testimonianze portate e documentate dai volontari disarmati della Global Sumud Flottilla, sequestrati, picchiati, torturati dall'esercito israeliano, ancora non bastano per dare vita a un generale e definitivo "BASTA!". 
Le generazioni future potranno ancora credere ad un "mai più!" verso l'ingiustizia? Gli stiamo togliendo anche questa speranza?

*** 

 

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, da Se questo è un uomo, 1958, Einaudi


25 luglio 2025

URLARE

 

bisogna urlare

*** 

 

dal cielo piovono

soltanto bombe

la manna rimane a marcire

nei magazzini e nei sogni

 

a Gaza si stanno estinguendo

la storia e il nostro essere umani

 

il mondo sarà un grande arsenale

i.m.luglio'25 

21 maggio 2025

Per un filo di speranza

 


 

Se io dovrò morire,
tu dovrai vivere

per raccontare la mia storia
vendere le mie cose
comprare un pezzo di stoffa
e qualche filo
(magari bianco con una lunga coda)
così che un bimbo, da qualche parte a Gaza
mentre fissa il cielo
in attesa di suo padre
– morto all’improvviso senza dire addio
a nessuno
né alla sua pelle
né a se stesso –
veda il mio aquilone
quello che tu hai costruito
volare alto
e pensare, per un attimo, che sia un angelo
a riportare amore.
Se io dovrò morire,
che porti allora una speranza
che la mia fine sia un racconto.

Refaat Alareer (1979-2023, poeta e professore di letteratura all’Università islamica di Gaza), testo tratto da Gaza, sopravvivere all’orrore in poesia, "Micromega", 15 febbraio 2024, a cura di Simone Sibilio https://www.micromega.net/gaza-sopr...

7 maggio 2025

C'è poco da sorridere


Hai presente quel sorriso abbozzato che caratterizza molte rappresentazioni del sole?

***

(penso che)

 

se il sole capisse di quanto male

è davvero – davvero – capace 

l’abitante – dotato di coscienza? –

di questo pianeta azzurro che gli ruota attorno

subito rinnegherebbe ogni sorriso,

sceglierebbe di esplodere

                       al più presto

 

i.m. - maggio2025


°ascoltando Sam Rosenthal & Dirk Serries - Dark Mist, Rain - https://www.youtube.com/watch?v=mNgupkp1IyY