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11 luglio 2026

Piccoli lunghissimi (quasi infiniti) viaggi


 (Dove scorre l'universo?)

*** 

 

A volte il viaggio più lungo che puoi fare

è il corso di una vena di foglia

la sapienza immensa di una linfa

che sale scende si riempie di luce e di cielo

scorre lenta, va piano piano

ti fa tenere l'universo in una mano.

 

Azzurra D'Agostino, da Autobiografia poetica del paesaggio, in Cosmic Latte, Marcos Y Marcos, 2025

 

♫ Cat Stevens - Morning Has Broken - https://www.youtube.com/watch?v=DmAOBosGlHY 

4 gennaio 2026

Gatti, alieni e termosifoni

 


Stamani, in giardino, mi è apparso in controluce uno dei gatti del quartiere: era illuminato da una luce abbagliante, quasi liquida, sembrava un po’ un gatto che sta per essere rapito dagli alieni. E magari è proprio quello che sperava… (o forse più che nel ronzio dell’universo, sperava nel ronzio di un termosifone, proprio come il gatto di Lawrence Ferlinghetti qui sotto?) E tu? Vorresti essere rapit* dagli alieni o preferisci restare nel tuo universo domestico?

*** 


La gatta

         La gatta

                   si lecca le zampe e

    si sdraia

             nell'angolino della libreria

            può stare distesa
nella posizione della sfinge
senza muoversi
    per così tante ore e poi volgere

la testa

              verso di me e

                   alzarsi e allungarsi

   e voltarmi

        la schiena e

 leccarsi ancora una volta la zampa come se
        non fosse davvero passato del tempo

   Non lo è
          e lei è la sfinge
          con tutto il tempo del mondo
                nel deserto del suo tempo

La gatta
    conosce i luoghi dove muoiono le mosche
        scorge fantasmi nel pulviscolo dell’aria
            e ombre nei raggi del sole

Lei sente

         la musica delle sfere e

il ronzio nei fili delle case

              e il ronzio dell'universo

              negli spazi interstellari

                   ma

              preferisce gli spazi domestici

                   e il ronzio del termosifone

Lawrence Ferlinghetti, da These Are My Rivers:  New & Selected Poems, 1955-1993,  mia libera traduzione 

* 

        The cat

The cat
                   licks its paws and
    lies down in
              the bookshelf nook
                        She
              can lie in a
                   sphinx position
         without moving for so
                   many hours and then turn her head
              to me and
                   rise and stretch
     and turn
         her back to me and
    lick her paw again as if
              no real time had passed
         It hasn't
              and she is the sphinx with
              all the time in the world
                   in the desert of her time
    The cat
         knows where flies die
              sees ghosts in motes of air
                   and shadows of sunbeams
She hears
         the music of the spheres and
the hum in the wires of houses
              and the hum of the universe
              in interstellar spaces
                   but
              prefers domestic places
                   and the hum of the heater

 

♪♪♪ascoltando Pink Floyd - Set the controls for the heart of the sun - https://www.youtube.com/watch?v=JcfgJrHo9XA

26 giugno 2025

Dimensioni parallele


Una poesia che esplora l’universo in cui siamo immersi,  l’ipotetico multiverso  e la relazione tra l’invisibile e il visibile. Tu ci credi agli universi paralleli, e alle loro scintille vitali?

***

Certi dicono che il mondo
è fatto di
strisce piccolissime,
luci danzanti
così distanti che
universi a non finire
sbocciano & muoiono
negli infiniti
che li separano.
 
Certi dicono che
gli universi paralleli
(dove tutto quanto
è successo un tempo
ancora si
ripete)
vibrano nell’aria.
 
& certi dicono
che l’invisibile
ha molta più forza
del visibile –
& io concordo.
 
Anche se
non vediamo
il cosmo
nascere & morire,
le minuscole striscioline,
i bordi più aguzzi dei frattali,
si curvano lo stesso
su ogni nostra minima mossa,
ci plasmano spingendoci
a esplorare
il multiverso
dove prosperiamo
& moriamo.
 
Lo spazio invisibile
si accompagna alle furie –
vita, morte, inizio
fine – tale & quale al nostro.
 
Oh, rendiamo
l’invisibile visibile
anche solo per provare
la nostra poesia,
la nostra feroce forza vitale
che scintilla
negli occhi
di chi sta imparando
a vedere.
 
Erica Jong, da Il mondo è cominciato con un sì, traduzione di Giovanna Granato, Bompiani, 2019

 

°ascoltando Traffic - The low spark of high heeled boys - https://www.youtube.com/watch?v=4km4eVmmpfs

 


 

10 febbraio 2024

Il nostro unico mondo

 



Questo è il primo anno  che mi succede: al dieci di febbraio,  mi ritrovo a raccogliere le ultime foglie che hanno tardato a cadere dagli aceri, mentre tra l’erba, già da un po', sono fiorite numerose le primule e le pratoline. È una cosa normale? Non credo sia tanto normale, purtroppo (e neppure primule e pratoline lo credono: gliel’ho chiesto e hanno risposto che no, è tutto fuorché normale).

***

 

Io sono dei vostri, alberi, sono dei vostri
animali eleganti, io sono dei vostri. Credetelo.
Sono dei vostri. Ci separa soltanto un fiato infantile,
ma lo so, lo so, sono io tutto quel
manto, sono io il tronco e lo storno e il
falco. Ci separa un niente, colore, capello,
piccolo piccolo nome: l’impianto del
respiro è solo apparente diverso.
Ci guarderemo fraternamente.
Io sarò migliore.
Larga come l’andare d’un fiume
grande, ci capiremo con l’albero e col seme,
capiremo l’insetto e la grandine.
Risplendiamo. Adesso.
Essere il mondo, voglio. Sentirmi
a casa nel cosmo. E le maree saranno
la strada del gonfio cuore. Sarà d’amore
se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d’amore.
E luce voglio. Cosi m’impétalo, che mi spensiero,
che rido mentre corro, come la rondine,
mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco,
mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo,
divento cima e svetto, mi innevo e frano.
Tutto questo io voglio, dolcemente, perché
fuori dell’umano il dolore è uno sparo
minimo e la più gran parte è ridere,
mi pare, il grande canto.
Lo senti il firmamento? Com’è sereno!
Anche noi siamo dentro.
Abbiamo polverine nelle vene, antiche come il cielo,
sono disciolte nel sangue, hanno dentro
l’impronta d’un andare semplice e grande,
come le grandi sfere. Abbiamo sfere nel sangue,
cartine geografiche con strade d’argento
e vedute telescopiche fino ad
Aldebaran. Abbiamo Vega nel sangue
la stella prodigiosa, e istruzioni precise
per il viaggio per l’appontaggio
e coraggio abbastanza per ogni volo.

Mariangela Gualtieri, da Predica ai pesci, in Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, Einaudi, 2003

°ascoltando God Is an Astronaut – Fall from the Stars
– https://www.youtube.com/watch?v=PUYzG3nEljE

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3 gennaio 2024

Plutone in Acquario

 


                    Plutone (foto NASA, 2015)

Gli astrologi dicono che quest’anno Plutone entrerà nel segno dell’Acquario e questo potrebbe influire su una generale ricerca di nuovi e più equi assetti sociali. Sarà vero? Se portasse anche un solo grammo in più di giustizia mondiale… sì, dai, ci voglio credere. Plutone, pensaci tu!

***

Plutone

Finalmente la televisione
ha trasmesso le prime immagini
del mal conosciuto satellite.
Gli intenditori sospettano
che non abbia acqua
e che non ci viva nessuno.
Chi è l’autore di quel lontano
globo di terra inutile? Lo ignorano.
Dipende dalla spiegazione
dello stesso Universo
e da chi in esso ruota
ogni istante.

António Osório (Setúbal, Portogallo, 1933-2021), in “Poesia”, anno II, n.16 Novembre/Dicembre 2022, Crocetti Editore, traduzione di Marco Bruno, pp. 124-125

 

°ascoltando The 5th Dimension – Aquarius / Let the Sunshine In – https://www.youtube.com/watch?v=VlrQ-bOzpkQ

 

30 ottobre 2023

Legàmi


Tutto in noi e noi in tutto

(quindi un po’ di cura…)

***

Tutto è me stessa.
Datemi una foglia che non mi assomigli,
aiutatemi a trovare un animale
che non gema con la mia voce.
Là dove la calpesto la terra si spacca
e morti che hanno il mio sembiante
li vedo abbracciati a procreare altri morti.
Perché tanti legami con il mondo,
tanti progenitori e coatta discendenza
e tutto questo insensato somigliarsi?
M’incalza l’universo con i miei mille volti
e non posso difendermi se non contro me infierendo.

Ana Blandiana, da Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli, Roma, 2004, traduzione di Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni

°ascoltando The Alan Parsons Project – Voyager– https://www.youtube.com/watch?v=582I0rErY0s&t=14s


25 febbraio 2023

Quanta luce ti serve?

 

Di quante stelle hai bisogno per non sentirti sol* al buio?

 

Sirio

Molte sono le stelle doppie. Quante? – chiedo.
So che la mia domanda può suonarti sciocca.
Come una stecca in una perfetta esecuzione.
– Gettar lì in quel vago fitto e scuro
un numero qualsiasi, sarebbe affaticarsi per nulla –
Ma una stella binaria – insisto. È una o sono due?
È una, eppure sono due – sancisci. La più luminosa
è la primaria. E l’altra, la sua compagna.
Sirio, la stella più lucente nel cielo notturno
della Terra è a noi la più vicina.
Non a caso i Greci la chiamavano l’Incandescente.
La sua massa è due volte il Sole. Se fosse situata
accanto alla nostra stella, la oscurerebbe più di venti
volte dannandola a una luce perpetua senza notti.
Basta alle nostre vite una lampada a fasi alterne.
Basta per non farci sentire soli nell’universo.

Biancamaria Frabotta, da Nessuno veda nessuno, Mondadori, 2022

°ascoltando  Pentangle – Watch the Stars – https://www.youtube.com/watch?v=kxewRpPDtW4


25 settembre 2021

Caro universo, ti scrivo

 

Quale messaggio vorresti inviare all’universo?

***

Messaggi da una meteora

Ore 22.74
dell’anno 7512
dalla galassia di Triblix
ho lanciato un messaggio laser
dalla navicella WRSZ.
Un giorno
qualcuno saprà capirlo
e mi raggiungerà.

Novembre ’86

Catia Carlon, da Danza, Padova, 1991

∞ ascoltando Brian Eno – Always Returning https://www.youtube.com/watch?v=pzN6gzMdZ_0&t=15s

 

13 aprile 2021

Siamo qui (adesso)

 



Territudine

Stare qui per anni sulla terra,
con le nubi che arrivano, con gli uccelli,
sospesi a fragili ore.
A bordo, quasi alla deriva,
più vicini a Saturno, più lontani,
mentre il sole fa un giro e ci trascina
e il sangue percorre il suo profondo universo
più sacro di tutti gli astri. 

Stare qui sulla terra: non più lontani
di un albero, né più incomprensibili,
leggeri d’autunno, gonfi d’estate,
con ciò che siamo o non siamo, con l’ombra,
la memoria, il desiderio, fino alla fine
(se c’è una fine) voce a voce,
casa per casa,
sia chi porta la terra, se la portano,
o chi l’attende, se l’attendono,
dividendo insieme ogni volta il pane
in due, in tre, in quattro,
senza dimenticare gli avanzi per la formica
che sempre viaggia da remote stelle
per essere puntuale all’ora della nostra cena
sebbene le briciole siano amare.

Eugenio Montejo (Caracas, 1938-2008), da Terredad (Territudine), traduzione di Alessio Brandolini

***

Terredad

Estar aquí por años en la tierra,
con la nubes que lleguen, con los pájaros,
suspensos de horas frágiles.
A bordo, casi a la deriva,
más cerca de Saturno, más lejanos,
mientras el sol da vuelta y nos arrastra
y la sangre recorre su profundo universo
más sagrado que todos los astros.

Estar aquí en la tierra: no más lejos
que un árbol, no más inexplicables,
livianos en otoño, henchidos en verano,
con lo que somos o no somos, con la sombra,
la memoria, el deseo, hasta el fin
(si hay un fin) voz a voz,
casa por casa,
sea quien lleve la tierra, si la llevan,
o quien la espere, si la aguardan,
partiendo juntos cada vez el pan
en dos, en tres, en cuatro,
sin olvidar las sobras de la hormiga
que siempre viaja de remotas estrellas
para estar a la hora en nuestra cena
aunque las migas sean amargas.

 

♥ ascoltando John Denver – Rhymes and Reasons https://www.youtube.com/watch?v=QKlPH-kM3kM